Piazza del Plebiscito

La sorvegliano reali d’ogni tempo e blasone: Normanni, Svevi, Angioini, Asburgo, Borbone, Savoia, scolpiti nelle statue di Palazzo Reale. È l’arena dei grandi concerti, ma anche degli scugnizzi che all’ombra dei cavalli di bronzo sfoggiano doti calcistiche sognando palloni d’oro. Set del passeggio multietnico che da via Toledo avanza verso il mare, piazza del Plebiscito, insieme a Palazzo Reale, rientra a pieno titolo tra i simboli di Napoli. 25mila metri quadrati di bellezza, contornati da un colonnato e dalla basilica di San Francesco di Paola, poco distanti da altri gioielli: la Galleria Umberto I, il teatro San Carlo e il Maschio Angioino.

Cappella Sansevero

C’è una Napoli esoterica, alchemica, massonica che sguscia nascosta sotto al colore e al folklore da cartolina. Per chi desiderasse averne un assaggio, la cappella Sansevero, nelle vicinanze di piazza San Domenico Maggiore, è il luogo ideale. Carico di simbologia e opere preziose, riflette il carisma e l’estro oscuro del principe Raimondo di Sangro, che nel ‘700 la ampliò e la arricchì. Al suo interno, degni di nota: il Cristo velato, capolavoro marmoreo di Giuseppe Sanmartino, e le macchine anatomiche, attorno a cui aleggia fitto il mistero sulla loro creazione.

Capodimonte

Piantata sulla collina omonima, in un’“oasi” di centoventi ettari, si affaccia su Napoli la splendida reggia di Capodimonte. Originaria residenza di vacanza dei Borbone, ma fin da subito “cassaforte” dei tesori della famiglia reale, oggi custodisce uno straordinario patrimonio tra cui compaiono dipinti Raffaello, Tiziano, Bellini, Mantegna, uniti alla galleria Farnese, la collezione Borgia, la galleria delle porcellane, la sala degli arazzi, più un’intera ala dedicata all’Ottocento e una all’arte contemporanea.

San Martino

Da dimora certosina a museo. Così volle Giuseppe Fiorelli, archeologo. Nelle stanze del Museo nazionale di San Martino si ripercorre la storia del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, con lo sguardo che si perde nella gouache naturale dipinta dal golfo, dal mare, dalla certosa che imponente si protende verso il budello di vicoli in basso. Dagli anni ’90 il Museo ha inglobato nuove collezioni, tra cui una sezione navale e una di arti decorative.

Duomo

Una facciata di marmo, neo gotica, 50 metri di larghezza. Un interno grandioso, a metà tra rinascimentale e barocco, abbellito da dipinti di Luca Giordano, con pianta a croce latina, tre navate intervallate due file di otto pilastri ciascuna, cappelle laterali. Il Duomo di Napoli, a due passi dai decumani, è uno scrigno di arte e storia. Nonostante i rimaneggiamenti architettonici (la chiesa verrà ultimata solo nel XIX secolo), si è mantenuta intatta all’esterno l’impronta gotica originaria. È qui che, tre volte l’anno, si assiste allo scioglimento del sangue di San Gennaro.

Napoli sotterranea

In piazza San Gaetano fa capolino la Napoli sotterranea. Da qui, nel cuore del centro storico, a ridosso di via dei Tribunali, la discesa nella “città di sotto” ha inizio. Centocinquanta gradini e quaranta metri in giù, in un viaggio indietro nel tempo che dalla seconda guerra mondiale corre all’Impero Romano. Cunicoli, corridoi strettissimi, cisterne che fino agli inizi del XX secolo venivano scavate per l’approvvigionamento idrico si snodano per metri nelle cavità di tufo. Sarà la guerra a trasformare il loro utilizzo: la Napoli nascosta offrirà alla popolazione rifugi contro le bombe.

Port’Alba

Il nocciolo di carta della città. Si sente il profumo d’inchiostro misto a quello della pizza fritta o a portafoglio ancora bollente non appena dalla piazza col sommo vate si svolta l’angolo e ci si immerge nel corridoio ombrato che sbuca su piazza Bellini, ritrovo di bohèmienne e letterati. Si può percorrere solo a piedi. Tra le bancarelle di libri ingialliti dal tempo e quelli di stampa più fresca. E la magia è tutta lì.

Scale di Napoli

Napoli si esplora in su e in giù. Salite, discese, rampe, scale, gradoni collegano il ventre dei vicoli con la città alta, quella nata dall’espansione urbanistica già dal 1300. Cantucci o percorsi panoramici, balconcini e fiori accompagnano i passi di chi vuole sfidare la fatica e arrampicarsi sui fianchi della città. Si perde il conto delle scale di Napoli. La Pedamentina è tra le più celebri, collega la Certosa di San Martino al centro storico e vanta 650 metri e 414 gradini. Le fanno concorrenza molte altre tra cui il Petraio, le rampe di Sant’Antonio, calata San Francesco, le rampe Brancaccio, i gradoni di Chiaia.

Lungomare Caracciolo

È la promenade sul mare dedicata all’ammiraglio settecentesco napoletano Francesco Caracciolo. Nata dallo stravolgimento urbanistico avviato nel 1800, prima di allora, la spiaggia lambiva la villa comunale. Oggi, liberato dalle auto, è la cartolina romantica della città. Da un lato il mare, orgoglio di Napoli, dall’altro la Villa comunale e l’arteria della Riviera di Chiaia. Oggetto di diatribe tra i cittadini pro e contro la pedonalizzazione, resta innegabile il fascino di fare jogging guardando la collina di Posillipo o “spalmarsi” sugli scogli in attesa della luna.

San Gregorio Armeno

È la strada dei pastori. Si cammina seguendo la fiumana di gente che la anima tutto l’anno. Non importa se le festività sono lontane, a San Gregorio Armeno è sempre Natale. E le statuine, così come i turisti, non mancano mai. Acquattate nella stradina che collega il decumano maggiore (via dei Tribunali) a quello inferiore (via San Biagio dei Librai) e intervallate da chiesette, le botteghe di artigiani vi incanteranno con le loro esposizioni di statuette, da quelle “canoniche” a quelle modellate dal gossip e dall’attualità. Vip, politici, veline e attori: accanto al bambinello e a San Giuseppe ci sono anche loro.